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Su di me

VOGLIO PROVARE AD ANDARE OLTRE I LIMITI
PER SFIDARE GLI ALTRI, MA PRIMA DI TUTTO ME STESSO.

Ciao, mi chiamo Manlio.

Sono nato trent’anni fa in un paesino dell’ Appennino tosco-romagnolo di poco più di 200 abitanti.

Ho iniziato seguendo un pallone da calcio a cinque anni, poi ad un certo punto mi sono reso conto che per giocare con quella palla dovevo essere più veloce degli altri, se no con quei piedi la riuscivo a tenere veramente poco. Non sono nato con un gran talento nel gioco del calcio, però ho capito che attraverso l’allenamento potevo migliorare i miei limiti. Credo che sia stato allora che mi sono innamorato della corsa.

Correre per me è libertà.

Non smetterò mai di farlo fino a che queste ginocchia mi terranno in piedi, ma è anche un mezzo attraverso il quale riesco a mettermi in connessione con la natura.

Quando sono stremato o vedo un panorama che mi toglie il fiato, che sia nel mezzo del bosco, sui crinali o i colli delle montagne, mi sento piccolo ma anche vivo, sale in me la sensazione di essere parte di qualcosa di più grande e trovo energia in quella sensazione.

I miei partner:

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Il Tor des Géants è stato il punto di partenza.
Una sfida estrema, certo, ma soprattutto l’inizio di qualcosa di più grande.

Da quell’esperienza è nato "La Sfida Invisibile", un documentario che oggi porto in giro per l’Italia e che racconta molto più di una gara: racconta un anno di vita fatto di sogni, fatica, cadute e ripartenze. Racconta cosa significa spingersi oltre i propri limiti, ma anche fermarsi, accettare e ricominciare.

Rispetto alle altre edizioni in cui ho partecipato e che ho portato a termine, questa volta il mio "Tor" si è fermato prima del traguardo. Il corpo ha detto basta, il dolore ha avuto la meglio.
Ma quello che sembrava un punto di arrivo si è trasformato in un nuovo inizio.

Attraverso questo progetto ho scelto di dare un significato più profondo a quella esperienza, legandola a una raccolta fondi a favore di AIL Forlì-Cesena, che da oltre trent’anni sostiene la ricerca e le persone che affrontano malattie come leucemie, linfomi e mieloma.
Insieme siamo riusciti a trasformare una sfida personale in un risultato concreto, grazie al contributo di tante persone che hanno creduto nel progetto.

"La Sfida Invisibile" è oggi uno strumento per condividere tutto questo: non solo sport, ma resilienza, fragilità, comunità.
Un racconto che mette in parallelo la fatica dell’atleta con le battaglie quotidiane di chi affronta una malattia, dando voce a ciò che spesso non si vede.

Questo viaggio continua, tappa dopo tappa, proiezione dopo proiezione.
E continua insieme a chi sceglie di esserci.

Perché alcune sfide non finiscono con un traguardo.
Iniziano proprio lì.

La mia sfida

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